Il management integrato dei pesticidi: la strategia del governo italiano

Continua l’approfondimento di Euractiv sul management integrato dei pesticidi (IPM) nell’Unione Europea.

L’IPM è una strategia basata sull’ecosistema che si concentra sulla gestione dei parassiti attraverso una combinazione di tecniche applicate in ordine gerarchico per ridurre al minimo l’uso di prodotti fitosanitari chimici.

È anche una parte importante della discussione sul raggiungimento dell’obiettivo stabilito nella politica alimentare di punta dell’UE, la strategia “Farm to Fork”, che prevede una riduzione del 50% dell’uso e del rischio di pesticidi entro il 2030.

Per conoscere la strategia del governo italiano, Euractiv Italia ha intervistato Bruno Caio Faraglia, Dirigente del DISR V – Produzioni vegetali, Servizio fitosanitario centrale, materiali di moltiplicazione, sementi, fitofarmaci, fertilizzanti e biotecnologie del Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.

Che cos’è il management integrato dei pesticidi?

“La Direttiva CE n.128 del 21 ottobre 2009, che istituisce un quadro per l’azione comunitaria ai fini dell’utilizzo sostenibile dei prodotti fitosanitari, definisce la difesa integrata come “l’attenta considerazione di tutti i metodi di protezione fitosanitaria disponibili e la conseguente integrazione di tutte le misure appropriate, volte a scoraggiare lo sviluppo di popolazioni di organismi nocivi e che mantengono l’uso dei prodotti fitosanitari e altre forme d’intervento a livelli che siano giustificati in termini economici ed ecologici, riducendo o minimizzando i rischi per la salute umana e per l’ambiente.”

La difesa fitosanitaria integrata delle colture agrarie è, quindi, una tecnica di produzione a basso impatto ambientale che ha la finalità di ottenere produzioni agricole vegetali accettabili dal punto di vista economico, realizzate in modo da ridurre i rischi per la salute umana e per l’ambiente In altre parole la difesa integrata è una strategia che consente di limitare i danni derivanti dai parassiti delle piante utilizzando tutti i metodi e le tecniche disponibili nel rispetto dell’ambiente e della salute dell’uomo.

I principi basilari della difesa integrata sono i seguenti:

  • L’applicazione di tecniche di prevenzione e monitoraggio delle infestazioni, delle infezioni e delle infestanti;
  • L’utilizzo dei mezzi biologici di controllo dei parassiti;
  • Il ricorso a pratiche di coltivazione appropriate;
  • La lotta agli insetti dannosi tramite la confusione sessuale (uso di diffusori di feromoni);
  • La previsione del verificarsi delle condizioni utili allo sviluppo dei parassiti, in modo da irrorare con fitofarmaci specifici solo in caso di effettivo pericolo di infezione e non ad intervalli fissi a scopo preventivo;
  • L’uso di varietà colturali maggiormente resistenti;
  • L’uso della rotazione colturale;
  • L’uso di prodotti fitosanitari che presentino il minor rischio per la salute umana e l’ambiente tra quelli disponibili per lo stesso scopo, ottimizzandone la distribuzione, riducendo, quindi, la quantità di prodotto fitosanitario utilizzato.

In altre parole, la difesa integrata (IPM) prevede che le colture debbano essere difese attraverso l’applicazione di principi che consentono di ricorrere all’uso dei prodotti fitosanitari solo dopo aver esaurito tutte le altre possibili soluzioni non chimiche”.

 

 

Quanto successo ha avuto l’adozione delle pratiche IPM in Italia?

“In Italia l’interesse verso metodi produttivi che implichino un uso più responsabile dei prodotti fitosanitari nel rispetto sia dei consumatori che dell’ambiente risale al 1987, anno in cui l’allora Ministero dell’agricoltura e delle foreste ha approvato il “Piano nazionale di lotta fitopatologica integrata”.

Successivamente, le iniziative realizzate nelle diverse Regioni hanno permesso di conseguire significative riduzioni nell’uso dei prodotti fitosanitari e di razionalizzare le strategie di difesa delle colture attraverso l’applicazione di definire appositi “Disciplinari di produzione integrata” fortemente incrementata, a partite dalla seconda metà degli anni’ 90. Un forte impulso alla diffusione di questo metodo di coltivazione è derivato anche dalle richieste del mercato, sempre più orientato a garantire elevati standard di sicurezza, e dalla necessità di preservare gli agro ecosistemi.

Attualmente in Italia esistono due principali metodi di produzione a basso impatto. Oltre all’agricoltura biologica regolamentata a livello europeo, la legge 4 del 2011 ha istituito il Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata (SQNPI), anch’esso sottoposto a certificazione.

Si tratta di un sistema di produzione volontario che può essere finanziato nell’ambito dello sviluppo rurale con i fondi della PAC. La produzione si realizza attraverso il rispetto di disciplinari di produzione regionali che fanno riferimento a linee guida nazionali, aggiornate annualmente.

I disciplinari si compongono di una parte più propriamente di difesa e di una parte riguardante le tecniche agronomiche.

Ad oggi in Italia si coltivano circa 700.000 ettari di superficie agricola che riguarda in gran parte colture ortofrutticole che maggiormente necessitano di essere difese con il ricorso a prodotti fitosanitari. Di questi 700.000 ettari, circa 290.000 ettari e 17.000 aziende aderiscono al Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata.

 

 

Quali misure specifiche sono in atto per incoraggiare l’adozione della difesa integrata in Italia?

“In Italia, il decreto legislativo n.150/2012 che recepisce la Direttiva n.128/2009 e il conseguente Piano d’Azione Nazionale sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (PAN) prevedono che a decorrere dal 1° gennaio 2014 gli utilizzatori professionali di prodotti fitosanitari applicano i principi della difesa integrata delle colture.

Diventa obbligatorio, quindi, il ricorso a tutte le tecniche di prevenzione e monitoraggio dei parassiti delle piante coltivate, l’utilizzo di mezzi biologici per il loro controllo, il ricorso a pratiche di coltivazione appropriate e l’utilizzo di prodotti fitosanitari che presentano il minor rischio per la salute umana, tra quelli disponibili sul mercato, così come previsto dall’ Allegato III del decreto legislativo sopra citato.

Per conseguire tale obiettivo, lo stesso PAN prevede che tutti gi utilizzatori professionali, per poter acquistare e utilizzare i prodotti fitosanitari siano adeguatamente formati sui temi dell’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari. La formazione viene certificata attraverso il rilascio di attestati di abilitazione. La formazione è prevista, obbligatoriamente, anche per i distributori di prodotti fitosanitari e per i consulenti.

La figura del consulente, innovativa per il nostro sistema in applicazione della direttiva 128 del 2009, è fondamentale per l’attuazione della normativa sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari.

La Politica Agricola Comune (PAC) e in particolare gli strumenti finanziari gestiti dalle Regioni nell’ambito dello Sviluppo Rurale, supporta la consulenza aziendale e l’applicazione da parte delle aziende agricole di misure agro-climatico-ambientali finalizzate alla difesa integrata delle colture.

In particolare, il PAN prevede che le Regioni assicurino una rete di monitoraggio sullo sviluppo delle principali avversità e l’applicazione dei sistemi di previsione e avvertimento al fine di garantire agli utilizzatori di prodotti fitosanitari la disponibilità di bollettini fitosanitari che, sulla base dei risultati delle elaborazioni dei modelli previsionali e delle reti di monitoraggio, forniscano informazioni sull’applicazione della difesa integrata”.

Quale percentuale di riduzione dei pesticidi deve raggiungere l’Italia e in che modo la difesa integrata è prioritaria in questo obiettivo?

“A livello europeo con l’adozione della Strategia Farm to Fork è previsto che si riduca l’utilizzo dei prodotti fitosanitari del 50% entro il 2030. Tale obiettivo di riduzione, al quale dovranno contribuire in misura diversa i singoli Stati Membri è ancora in discussione nell’ambito delle procedure finalizzate all’approvazione della proposta di regolamento per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari che la Commissione ha pubblicato lo scorso 22 giugno 2022, in sostituzione della direttiva 2009/128/CE.

Nel dibattito in corso ci sono diverse posizioni critiche rispetto all’obiettivo di riduzione che apparirebbe troppo ambizioso, sia per la scadenza ravvicinata del 2030 sia per le possibili conseguenze sul livello produttivo dell’agricoltura europea che comprometterebbe la sicurezza alimentare in presenza di uno scenario geopolitico profondamente mutato con la guerra in Ucraina.

Nel merito, si ritiene che l’applicazione dei principi della difesa integrata sia fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi di riduzione e razionalizzazione dell’uso dei prodotti fitosanitari. Nel periodo 2003-2020, l’Italia ha ridotto del 35% l’uso dei prodotti fitosanitari, proprio grazie all’applicazione dei principi della difesa integrata che costituiscono la base della produzione integrata”.

Quali ostacoli si frappongono a una più ampia diffusione delle pratiche di IPM in Italia?

“L’Italia è uno dei Paesi europei con una più ampia diffusione di colture ortofrutticole che necessitano maggiormente di essere difese, anche attraverso il ricorso all’impiego di prodotti fitosanitari. Questa peculiarità differenzia il nostro sistema agricolo da quello della maggior parte degli altri Paesi europei.

Il nostro Paese è tra i primi in Europa per percentuale di superficie agricola condotta con il metodo dell’agricoltura biologica (19% circa contro una media europea dell’8,5%). In aggiunta, il metodo produttivo della produzione integrata è praticato su oltre il 5% della superficie agricole e riguarda soprattutto colture ortofrutticole.

Affinché il sistema evolva ulteriormente con riferimento alla sostenibilità dell’impego dei prodotti fitosanitari è necessario che le istituzioni assumano ulteriori impegni, anche finanziari, per mettere a disposizione delle aziende agricole informazioni adeguate e strumenti di difesa alternativi ai prodotti fitosanitari attualmente disponibili sul mercato. I sistemi di supporto alle decisioni devono essere sempre più precisi e messi a disposizione di tutti gli operatori agricoli, così come la formazione, l’informazione e la consulenza aziendale.

In tal senso il Piano Strategico della PAC (PSP) ha programmato di finanziare specifici interventi orientati a supportare le aziende nel raggiungimento di un maggior livello di sostenibilità ambientale quali, ad esempio, le misure rientranti nel sistema della conoscenza – AKIS (Agricultural Knowledge and Innovation System).

Parimenti importanti sono tutti quegli interventi di carattere agro-ambientale, ivi compreso il sostegno alla diffusione dell’agricoltura biologica e della produzione integrata certificata (SQNPI). Un ruolo fondamentale potrà essere svolto anche dal sostegno alla diffusione delle tecniche innovative riguardanti l’agricoltura di precisione con riferimento particolare alla distribuzione dei prodotti fitosanitari”.